Quando il coordinamento tra funzioni si vede in pochi minuti, non in mesi

29 Giu 2026

Nei progetti trasversali la competenza tecnica raramente manca.

Manca, piuttosto, la capacità del gruppo di coordinarsi nel momento in cui serve decidere insieme.

È quanto è emerso con un gruppo di manager di funzioni diverse di un’azienda, coinvolti in un percorso di sviluppo della collaborazione interfunzionale. I progetti che richiedevano il contributo di più reparti si arenavano nei passaggi decisionali, anche quando ogni funzione sapeva esattamente cosa fare.

La situazione di partenza

Il gruppo lavorava abitualmente su progetti che attraversavano più funzioni aziendali, in linea con la vela come laboratorio organizzativo. Ogni area aveva responsabilità e obiettivi definiti.

Quando però serviva una decisione condivisa, il processo si inceppava: alcune scelte restavano sospese troppo a lungo, altre venivano prese da una sola funzione senza un reale confronto con le altre.

Il problema non era la chiarezza dei ruoli formali. Era quello che succedeva nei momenti in cui i ruoli dovevano intrecciarsi: chi decide, con quali informazioni, e con il contributo di chi.

Discuterne in aula aiutava a descrivere il problema, non a farlo vedere mentre accadeva. Per questo il percorso ha previsto un modulo di team building esperienziale in barca a vela: un laboratorio in cui il coordinamento decisionale non è un argomento di discussione, ma una condizione operativa immediata.

L’esperienza guidata: la manovra di cambio rotta

Il modulo si è svolto durante una giornata di navigazione, in un contesto regolato da vincoli tecnici reali, come il modulo esperienziale in barca dentro un percorso più ampio.

La barca richiede una sequenza precisa di azioni coordinate, e ogni manovra ha un effetto immediato e verificabile sull’assetto dell’imbarcazione.

Durante una manovra di cambio rotta, il gruppo ha dovuto ridistribuire rapidamente compiti e informazioni tra le persone a bordo: chi comunica la decisione, chi la esegue, chi verifica che l’azione sia completata correttamente.

Non è un esercizio simulato. Se la sequenza non viene comunicata con chiarezza, la manovra non si completa nei tempi richiesti o produce un risultato diverso da quello previsto.

La pressione è quella di un sistema tecnico che risponde subito a ogni azione, o mancanza di azione, del gruppo.

Cosa è diventato visibile

In pochi minuti, durante quella manovra, sono emerse le dinamiche tipiche dei contesti organizzativi.

Qualcuno ha preso decisioni senza condividerle. Altri hanno aspettato indicazioni più precise prima di muoversi, senza assumere iniziativa autonoma. Altri ancora parlavano contemporaneamente, rendendo difficile capire chi stesse effettivamente coordinando l’azione.

Sono le stesse dinamiche che il gruppo descriveva, in aula, a proposito dei progetti trasversali in azienda.

La differenza è che in barca questi comportamenti producono un effetto immediato e osservabile da tutti: non c’è spazio per l’ambiguità su chi ha deciso cosa, perché la barca reagisce subito alla qualità del coordinamento. Ciò che in un progetto aziendale emerge nell’arco di settimane, qui diventa visibile in pochi minuti.

La rielaborazione

Dopo la manovra, il gruppo ha avuto un momento di rilettura guidata dell’esperienza.

Non si è trattato di commentare la prestazione tecnica, ma di ricostruire, passo per passo, chi aveva deciso cosa, su quali informazioni, e con quale grado di condivisione con gli altri.

Questo ha permesso ai partecipanti di collegare quanto era appena accaduto a bordo alle stesse situazioni vissute nei progetti interfunzionali in azienda: chi decide senza condividere, chi aspetta un’indicazione che non arriva, chi interviene sopra gli altri compromettendo il confronto.

Ne è emerso un punto centrale: la qualità della decisione non dipende solo dalla competenza tecnica delle singole funzioni, ma dal modo in cui il gruppo si coordina e condivide le informazioni nel momento in cui serve agire insieme.

Il trasferimento operativo

Dall’esperienza sono emersi tre apprendimenti che il gruppo ha portato nel lavoro quotidiano, dentro i percorsi di formazione che integrano momenti d’aula e moduli esperienziali.

Il primo riguarda la comunicazione chiara e sintetica nei momenti decisionali: nei progetti trasversali le informazioni vanno condivise in modo diretto e tempestivo, non accumulate in attesa del momento “giusto” per esprimerle.

Il secondo riguarda la definizione di ruoli operativi anche nelle situazioni di collaborazione: avere un ruolo formale chiaro non basta se, nel momento della decisione condivisa, non è chiaro chi fa cosa e chi coordina l’azione.

Il terzo riguarda la leadership situazionale: in un progetto trasversale la guida non spetta sempre alla stessa funzione o alla stessa persona, ma a chi, in quel momento specifico, ha la competenza o la visione più adeguata alla decisione da prendere.

Il modulo in barca ha permesso al gruppo di osservare queste dinamiche mentre accadevano, in un contesto concreto, e di portare quella consapevolezza nei progetti interfunzionali che restano la parte più impegnativa del lavoro quotidiano.

Costruisco percorsi di sviluppo che integrano momenti d’aula e moduli esperienziali progettati per rendere visibili le dinamiche decisionali dei team, non per descriverle in astratto. Il modulo in barca è uno di questi strumenti, inserito dentro un percorso più ampio.

Raccontami la situazione specifica del tuo team o della tua rete: da lì si capisce se un modulo di questo tipo ha senso, e dove inserirlo. Raccontami la situazione specifica del tuo team.

Domande Frequenti

Perché in barca le dinamiche di coordinamento emergono più in fretta che in aula?
Perché la barca è un sistema tecnico che risponde subito a ogni azione, o mancanza di azione, del gruppo. In aula si può descrivere un problema di coordinamento; durante una manovra di cambio rotta quel problema produce un effetto immediato e osservabile da tutti. Ciò che in un progetto aziendale emerge nell'arco di settimane, qui diventa visibile in pochi minuti.
Serve saper andare in barca per partecipare al modulo?

No, non serve alcuna competenza nautica pregressa. Il modulo non valuta l'abilità velica delle persone, ma il modo in cui il gruppo si coordina, comunica e condivide le decisioni sotto un vincolo tecnico reale. È questo il contenuto che poi si rielabora e si porta al lavoro quotidiano.

Come si lega l'esperienza in barca al lavoro quotidiano in azienda?

Dopo la manovra, una rielaborazione guidata ricostruisce passo per passo chi ha deciso cosa, su quali informazioni e con quale grado di condivisione. I partecipanti collegano direttamente questi momenti alle stesse situazioni vissute nei progetti interfunzionali, e ne escono apprendimenti operativi su comunicazione, ruoli e leadership situazionale.

Il modulo in barca è un'attività singola o parte di un percorso?

È un modulo esperienziale inserito dentro un percorso più ampio di sviluppo della collaborazione, non un'attività isolata né un prodotto a sé. Il valore nasce dal collegamento tra il momento in barca, il lavoro d'aula e il trasferimento ai progetti aziendali reali.

Sono Ilaria Massocco, il mio compito è accompagnare banche, reti bancassicurative e organizzazioni ad alta complessità a rendere più solide le relazioni da cui dipendono decisioni, rischio e risultati.